VARALLO SESIA (VC)
Istituto Comprensivo di Varallo
‘Due percorsi alla scoperta di Varallo’
Insegnante Ilaria Bonazzi
Nel descrivere un reportage di viaggio del nostro territorio rivolto a nostri coetanei abbiamo preso in esame due itinerari che di seguito illustreremo con i titoli di “Le stradine” e “Varallo Medioevale”. Si tratta di due percorsi “lontani” nel tempo ma vicini nello spazio.
Abbiamo scelto di presentarveli per la ricchezza degli aspetti artistici e culturali che in essi ritroviamo, ma anche perché rappresentano il contesto territoriale in cui è ubicato l’edificio della nostra scuola elementare. Questo è stato per noi il punto di partenza ma potrebbe esserlo anche per i piccoli turisti che con le loro famiglie vogliono intraprendere un “viaggio” nel passato del nostro bellissimo Comune. |
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LE STRADINE |
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PIAZZA GAUDENZIO FERRARI
La nostra scuola una volta non esisteva perché l’attuale convento della Madonna delle Grazie era grande come tutta la piazza. Nell’angolo destro di nota un edificio, ora ristrutturato, che segue l’andamento della strada: era la casa di Gaudenzio Ferrari, famoso artista valsesiano che operò, tra le altre cose, anche alla realizzazione del maestoso complesso architettonico-religioso del Sacro Monte che potete ammirare sulla parete rocciosa alle vostre spalle. Nel giardino vicino al convento c’è una statua che lo raffigura: venne inaugurata il 6 settembre 1874 e fu eseguita dallo scultore Pietro Dellavedova di Rima, poggia su un piedistallo decorato ai lati da bassorilievi anch’essi di marmo, opera dell’artista Giuseppe Antonini.
Tornando alla piazza, qui si affacciano alcune eleganti costruzioni appartenenti alle più facoltose famiglie varallesi come i Ravelli e i Draghetti e, proprio di fronte alla Chiesa della Madonna delle Grazie, c’è l’ala più antica dell’ex ospedale cittadino. Trovandovi nella piazza non potete non entrare in questa splendida Chiesa. Fu ideata da Bernardino Caimi, un frate francescano che era stato missionario in Terra Santa, lavori di costruzione iniziarono nell’anno 1486.
L’aula della predicazione è costituita da due cappelle, una dedicata a Santa Maria delle Grazie (da cui la Chiesa ha preso il nome) e l’altra a Santa Margherita; non hanno mai subito ristrutturazioni o variazioni nel corso degli anni, sono perciò ancora originali. Le due cappelle, inizialmente divise, sono state successivamente unite da un arco affrescato da Gaudenzio Ferrari; sono sormontate dalla magnifica “Parete Gaudenziana” costituita da ventuno riquadri che rappresentano la vita, la morte e la resurrezione di Gesù: queste raffigurazioni avevano lo scopo di aiutare i frati ad istruire i fedeli molti dei quali erano al tempo analfabeti. Per la realizzazione G. Ferrari si ispirò a Leonardo da Vinci; l’opera misura 8 metri in altezza e 40 in lunghezza. Nel riquadro centrale più grande, quello della crocifissione è presente un autoritratto dell’autore con un abito grigio simile a quello utilizzato dai viandanti che si recavano in pellegrinaggio a Roma per il giubileo del 1500.
La Chiesa fu consacrata nel 1510 mentre è del 1600 l’altare in legno di radica; il coro interno era utilizzato dai frati per pregare. Come abbiamo detto prima, annesso alla chiesa c’era un grande convento che provenivano prodotti i pezzi delle statue per le cappelle del S. Monte e una parte boschiva. Fu distrutto in parte da Napoleone nel 1860 e in parte nel corso della seconda guerra mondiale. |
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Affresco di G. Ferrari -
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VIA DON MAIO
Anticamente veniva chiamata contrada dei Marandi, dei Nobili e via al Santuario. Su di essa si affacciavano palazzi eleganti con cortili d’onore in cui risiedevano alcune famiglie della borghesia cittadina. |
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PIAZZETTA ALCIDE DE GASPERI
Nel passato era chiamata piazza San Rocco poiché in essa sorgeva la chiesetta dedicata a questo santo protettore contro le pestilenze, cui i Varallesi erano particolarmente devoti dal momento che furono risparmiati dalla peste che colpì tutto il Nord Italia. Un resto dell’antica chiesa è la parete in marmo bianco in cui ora si trova una fontanella. Si può notare anche la targa dedicata ai caduti delle guerre d’Indipendenza. |
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PIAZZA SAN CARLO
Anticamente la piazza ospitava un grande palazzo e le sue dimensioni erano ridotte rispetto alle odierne. Prende il nome dalla chiesa di San Carlo, dalla caratteristica pianta di forma quasi rotonda, costruita alla fine del Seicento e chiusa al culto nel 1914. Superata la chiesa si apre uno degli ingressi alla Pinacoteca, la seconda per importanza in Piemonte dopo quella di Torino.
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LA PINACOTECA
Nel 1875 un gruppo di persone fondò una società per conservare le opere d’arte presenti in Valsesia.
La prima sala raccoglie le opere più antiche che risalgono al 1400; sono sculture in legno di artisti svizzeri. Si possono ammirare un altarolo in legno dipinto, importato in Valsesia dal Vallese durante l’emigrazione Walser, che veniva portato anche negli alpeggi. Sempre in legno dipinto vi sono due strisce che rappresentano i misteri del Rosario, un grande Crocifisso e una statua del 1780 che raffigura la Madonna della Rosa. |
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Bellissimo è il gruppo di statue che rappresentano la deposizione di Gesù dalla croce, provenienti dalla cappella dell’Unzione del Sacro Monte, recentemente restaurate e una tela, forse del Caravaggio, raffigurante una natura morta.
Nella seconda sala sono raccolti pezzi di affreschi staccati dalle pareti esterne della chiesa di San Marco raffiguranti episodi della vita del Santo. Vi è anche un gruppo di statue prova, in terracotta policroma opera di Giovanni D’Enrico; tutt’intorno è sistemata la grata di una cappella del S. Monte.
Procedendo nella visita si possono notare un’opera di Gaudenzio Scetti che rappresenta Gesù crocifisso tra S. Anna e la Madonna; il quadro “Ecce Homo”, dipinto da un artista fiammingo e proveniente da una cappella del S. Monte, alcuni oggetti appartenuti alla famiglia D’Adda Scarognini e donati al Comune di Varallo ed altre opere di artisti valsesiani.
Superato il salone delle conferenze si trova una sala in cui sono esposte, sulla destra, opere di Antonio D’Enrico detto “Tanzio da Varallo” e, sulla sinistra, di Gaudenzio Ferrari. Del primo si possono ammirare ex voto e dipinti, veri e propri capolavori. Tra questi si può ricordare la “Madonna col Bambino” e i Santi Francesco e Carlo, questi sono raffigurati con le dita lunghe e nodose perché pare che il pittore, avendo sofferto di artrosi, amasse riportarle così nei dipinti. Di Gaudenzio Ferrari si possono ammirare opere del periodo giovanile, realizzate dall’artista per affinare la tecnica, una tela raffigurante San Francesco, in cui si nota uno scorcio di Varallo Vecchio, una tela che raffigura l’Angelo Nunziante, che sembra avere ancora l’aria nel vestito dopo l’atterramento, un affresco di Santa Petronilla, recuperato dalla Chiesa di San Pietro e che il pittore dipinse alla luce della luna: cosa che spiega il predominare del colore giallo. Molto famosi sono gli angeli (putti) che l’artista prima realizzava in legno e poi, prima di trasformarli in statue, confrontava con bambini veri. |
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| PIAZZA CALDERINI
Una volta si chiamava Piazza del Grano perché probabilmente vi si vendeva questo cereale. In essa sorgeva l’antico Palazzo Pretorio, vi erano anche le carceri Mandamentali collocate presso il torrente Mastallone. Questi edifici furono demoliti nel 1828. Da notare anche il palazzo dei Merli. |
VIA ALBERGANTI
Anticamente si chiamava contrada del Burro o del Butirro. Era la via principale di Varallo, prima che fosse aperta via Osella, poiché era l’unica via di accesso all’Alta Valsesia, cui era collegata attraverso un ponte a schiena d’asino sul Mastallone. In questa via sono visibili alcuni loggiati, in valsesiano “lobbie”, a bifora o trifora. Si può notare anche il palazzo Baldassarri Pitti, una costruzione seicentesca di notevole bellezza recentemente ristrutturata. L’edificio si estende su tre piani, presenta all’esterno balconi ricercati con ringhiere in ferro battuto lavorate finemente ed alcuni fregi tipicamente barocchi. Guardando questo palazzo si può scoprire come fino al 1700 le case non avessero balconi sulle facciate esterne: le aperture maggiori erano rivolte verso il cortile interno. |
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PIAZZA RAVELLI
Una volta si chiamava Piazza della Tela: probabilmente perché in questo luogo si vendevano le tele importate dell’estero. |
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VIA ORGIAZZI
Già chiamata contrada del Vino, perché al piano terra degli edifici vi erano le cantine dove veniva lavorata l’uva proveniente dalle vigne del Sacro Monte. La via era detta anche dei “Signori Luini”, infatti su di essa si affacciava il palazzo di questa famiglia nella quale nacque il pittore Giulio Cesare Luini.
Nel primo cortile a sinistra partendo da Piazza della Tela, era situata la vecchia trattoria Novarese, in cui trovavano ricovero le persone in partenza per l’Alta Valle con i loro cavalli. Qui è possibile notare un’antica colonna collocata più in basso dell’attuale piano stradale, questo ci aiuta a capire quanto sia antica!
Al termine della via, sulla destra, si apre invece un bel cortile settecentesco: qui si possono vedere i “falsi bugnati”, pietre dipinte sul muro che sembrano vere. |
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VARALLO MEDIEVALE |
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Nel corso della visita alla parte Medioevale della nostra città è possibile notare alcune testimonianze delle epoche passate. Sempre partendo dalla nostra scuola primaria, in Piazza Ferrari, si percorre via Alberganti. Qui, dietro un edificio all’angolo con Piazza Calderini, si può notare una pietra chiamata “Opus spicatum”. Si tratta di una pietra di epoca romanica rinvenuta durante la ristrutturazione dell’edificio.
Arrivati al ponte del Mastallone si vede la colonna che c’è scendendo verso vicolo Giulio Arienta: è appoggiata ad un’altezza molto più bassa del piano stradale attuale, quindi è molto antica.
Quando non esisteva il ponte sul Mastallone si raggiungeva l’altra sponda scendendo lungo questo vicolo e si arriva la punto dove probabilmente partiva un ponte smontabile.
Dall’altra parte del Mastallone si scende sotto l’edificio che attualmente ospita un bar e si raggiunge il punto in cui probabilmente si attaccava il ponte, con la scaletta per risalire. In questa piazzale si affaccia una finestrella medioevale che sopra ha la copertura in legno.
Entrando nel portico per risalire al ponte del Mastallone si vede un affresco della Sacra Famiglia e una porta a sinistra, che forse era la guardiola dove si pagava il pedaggio per entrare in città. Questa stradina era molto probabilmente l’unica via di accesso, in epoca medioevale, alla Val Mastallone: è molto stretta perché così si potevano respingere le persone indesiderate. Si ritorna quindi al punto di partenza di questo itinerario percorrendo le già note “contrade”. |
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| INFORMAZIONI PER IL VISITATORE |
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LE ORIGINI DELLA CITTA’ E DEL NOME
Le origini del borgo di Varallo non si conoscono e gli storici, a questo proposito, hanno fatto diverse ipotesi. In generale si pensa che l’Italia settentrionale, nei tempi antichi, sia stata occupata dagli Insubri, dai liguri Taurisci e dai liguri fossero derivati i Sicciani. Il Merula, uno storico, chiamava infatti Varallo capitale dei Sicciani. Uno storico, il Tonetti, afferma che la sua fondazione dev’essere antichissima, certamente precedente all’epoca romana. Per quanto riguarda il nome, si ignora da dove provenga con esattezza. Alcuni affermano che derivi da “var”, cioè “luogo fortificato”, per la posizione geografica che ha. Altri pensano che il suo nome derivi da “variarius” che significa “zona aspra e incolta”. Altri ritengono che derivi dal nome dell’antica popolazione celtica dei “Veragri”.
Il primo documento che riporta il nome “Varade” è del 10 giugno 1025, appartenente a Corrado II re di Germania. Circa cento anni dopo il nome diventa “Villam Varalis” cioè città di Varallo. |
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COME ARRIVARE A VARALLO?
Dall’autostrada A4 Milano - Torino si esce ad Agognate o si prende l’innesto sulla A26 a Biandrate con uscita a Romagnano Sesia – Ghemme. Poi si prosegue per la statale Varallo – Alagna.
ISTITUZIONI E UFFICI
- CAI Varallo, Via Durio 14,
tel. 0163/51530
- Comunità Montana Valsesia, C.so Roma 35,
tel. 0163/51555
- Consorzio Valsesiain, C.so Roma 78,
tel. 0163/53345
- Informagiovani – Punto Internet, Via Umberto I 69,
tel. 0163/560373
- Municipio – Villla Durio, C.so Roma,
tel. 0163/562711
- Parco Naturale Alta Valsesia, C.so Roma 35,
tel. 0163/54680
- Promovalsesia, Via E. Durio 20/A,
tel. 0163/564077
- Riserva Naturale Speciale del S. Monte di Varallo,
tel. 0163/53938
- Turismo Valsesia Vercelli, C.so Roma 38,
tel. 0163/564404
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LO STEMMA DELLA CITTA’
Pur con tutte le evoluzioni subite nel tempo e relative alla forma dello scudo e anche alla razza, lo stemma cittadino di Varallo ha sempre avuto come simbolo un cane. La figura del cane esprime difesa e vigilanza e, al tempo stesso, è sinonimo di affezione e fedeltà. Le foglie di quercia sono simbolo di forza e di robustezza, quelle di alloro sono simbolo di onorificenza.
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